tre per due

dalla prossima settimana il mio gruppo di lavoro passerà da tre a due persone perchè il terzo va in pensione a fine settimana.

inutile aggiungere che non sarà sostituito: non ci sono risorse disponibili, umane ed economiche.

se fosse stato il contrario avremmo visto e saputo di qualche affiancamento mesi fa; così non è stato e non mi stupisco.

l’ovvia conseguenza è che il lavoro che veniva svolto dal collega sarà diviso tra i due rimanenti e si vedrà come fare.

il capo ufficio mi chiamato stamattina per avvertirmi che andrò a colloquio privato con lui per discutere del lavoro a partire da febbraio. mi chiederà cosa ne penso, se ho delle proposte o altre velleità.

non è un mio problema e non me ne voglio fare carico. ecco cosa penso. avrò già da gestire il carico di lavoro aumentato e non sarà semplice. non glielo dirò e lascerò che tutto scorra. anzi, mi sarò focalizzato sul non trascurare la mia tranquillità e serenità mentale.

e se conosco bene il mio collega credo di pensarla allo stesso modo

miss anthropos

Normal 0 14 false false false IT ZH-CN X-NONE meno male che fa freddo: la voglia di uscire è bassa e limitata alle faccende indispensabili. vedo che la mia vita, la nostra vita, si sta abituando alle regole che cercano di contrastare la pandemia. c’era da aspettarselo. la storia insegna che o ci sono delle rivoluzioni esplosive o, in alternativa, i cambiamenti ad andamento lento. il risultato finale è lo stesso: ci si adatta e si va avanti con quello che si ha, di vecchio come di nuovo. l’effetto che oggi è predominante per il sottoscritto è l’aumento della misantropia che, in sintesi, si esprime nel voler essere lasciato tranquillo a gestire la ia mai giornata. non che mi dia fastidio vedere le altre persone, ma non ne esento i desiderio oltre che la necessità. ad esempio, qualche giorno fa il telefonino di mio padre si è rotto e mia mamma mi ha chiesto di aiutarli nell’acquisto di uno nuovo. ci siamo trovati davanti al negozio di telefonia e siamo usciti con un bel telefono dai tasti grandi e display luminoso che funziona, così sembra, egregiamente. sarei stato a casa volentieri ma l’urgenza è urgenza. e in più ormai i miei si appoggiano a me per questi piccoli incidenti. secondo esempio: la mia amica farmacista mi ha chiesto giorni fa di sentirci al telefono perché sentiva il bisogno di discutere con me di alcune cose personali e lavorative. appuntamento fissato per ieri sera dopo cena. nel pomeriggio sentivo sempre meno la voglia di passare la serata al telefono però avevo dato la mia disponibilità e in fondo mi faceva piacere sentirla dopo tanto tempo. prima di cena arriva il suo messaggio di scuse per la buca che mi stava dando. scuse accettate e sospiro di sollievo da parte mia. passerò il weekend in arrivo senza fare grandi cose e senza programmi tranne uno: fare della giornata la mia giornata.

Inauguration Day, la foto di Bernie Sanders seduto sugli spalti diventa un  meme - R 101

patagonia express

ieri sera ho partecipato al secondo incontro del salotto culturale su zoom, organizzato dalla mia amica psicologa con lo scopo di promuovere la lettura e di instradare la stessa ad una analisi di tipo psicologico.

il libro che abbiamo letto è patagonia express di sepulveda. una serie di appunti di viaggio che racconta di storie e personaggi incontrati dallo scrittore durante i suoi viaggi in quella terra così lontana

una delle partecipanti all’incontro è una signora argentina e piemontese di adozione. ci ha raccontato della sua terra, degli anni della dittatura e del peronismo. con lei ho parlato di differenza tra europa e sudamerica e di scrittori argentini, tra i quali ha ivitato a leggere le opere di cladia pineiro.

tra aneddoti e riflessioni l’ora e mezza è volata e solo alla fine mi sono reso conto che a parlare siamo stati in tre: io, l’argentina e l’organizzatrice. gli altri partecipanti hanno ascoltato da bravi spettatori.

leggere non è solo divertimento e istruzione. è una forza motrice che ti spinge a vivere un’altra vita, a conoscere personaggi nuovi affascinanti o cattivi odiosi, a conoscere e ad evolverti.

quando partecipo a questi incontri, come prima della pandemia al bar dei libri, mi rendo conto che la conoscenza è un piacere sublime. riuscire a condividerla aggiunge quel brivido in più

il prossimo evento sarà tra due settimane, sempre su zoom, con argomento principale la poesia in generale e per l’occasione avremo ospite una poetessa che leggerà le sue rime e sarà disponibile alla nostra discussione. un paio di domande le ho già pronte

Lupin – Dans l’ombre d’Arsène

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il sottotiolo di questa serie dice tutto: non aspettatevi l’aresenio lupin dei telefilm anni ’70 che andavano in onda la domenica pomeriggio, come non aspettatevi le scanzonate avventure alla lupin terzo, jigen e goemon inclusi.

il lupin di netflix è un telefilm poliziesco “tout-court” alla francese, ambientato a parigi e con protagonista un omar sy ancora alla ricerca di una sua identità precisa di attore.

dopo il suo debutto esplosivo con quasi amici e le successive apparizioni in altri film come co-protagonista, omar sy non è ruscito a raggiungere qul livello top che mi aspettavo. quando fa il cattivo gli si rimpiange il ruolo comico, e viceversa quando recita in un ruolo brillante si pensa che il cattivo gli riesce meglio.

così in lupin, gli manca quello stile in guanti bianchi con tanto di biglietto da visita lasciato al posto del gioiello rubato che fa sorridere e fa pensare “perchè non ci sono arrivato prima?”

da vedere perchè è una serie di qualità e la storia narrata è interessante. però si poteva fare di più

ehi capo!

ehi capo a chi? mi è venuto spontaneo da dire all’addetto al centro di raccolt differenziata che mi ha così intercettato, ma mi sono trattenuto

antefatto: mia madre mi ha chiesto di buttare un vecchio tappeto di lana che non usa più e sta lì a “mangiare polvere”. nessun problema: lo porto al centro e la chiudiamo così.

quando arrivo vedo una lunga fila di macchine in attesa lungo la strada: ci sono dei lavori in corso all’interno del centro e il solito percorso è deviato, per cui si crea coda tra entrata e uscita.

visto che ho solo un tappeto da buttare parcheggio ed entro a piedi. ed è in quel momento che il tipo in uqestione si avvicina agitndo una mano in seno di no e chiamandomi con “ehi capo!”

confesso che mi è venuto il tabacco, che in piemontese è sinonimo di innervosimento cazzuto, e ho spiegato le mie ragioni.

“no, nono…”
ma guardi ho solo questo…
no, nono… con aggiunto scuotimento della testa.

ho capito. giro i tacchi e torno alla macchina. mi è passata la voglia di aspettare mezz’ora per buttare un tappeto logoro. mentre salgo mi viene in mente che sotto casa mia c’è un cassonetto bianco per la raccolta dei vestiti usati e dei tessili. et voilà. rien ne va plus.

ehi capo lo dici a stocazzo

chissà quando?

tornando a casa da una commissione sono passato davanti alla birreria in cui andavo assieme a matrix a vedere le partite della juve.
serrande abbassate e tanta nostalgia salita improvvisa.
mi sono tornate in mente le sensazioni di quelle serate di calcio e di tifo no limits.
aprivo la porta del pub e venivo investito dall’audio del prepartita ed entravo in clima. matrix già seduto al tavolo, sempre lo stesso, intento a scofanarsi la carbonara al calcestruzzo.
la sala che si riempie e i tavoli liberi che diminuiscono in un attimo mentre le cameriere corrono a prendere le ordinazioni.
curiosità: l’essere umano è abitudinario per cui noi come altri ci accomodavamo sempre agli stessi tavoli. manco fossimo abbonati
le prime chiacchiere e supposizioni basate sulla formazione ufficiale aprivano ufficialmente la notte di coppa o di campionato.
e poi…
momenti felici per un goal fatto o vaffanculo a raffica per uno subito.
matrix che porta sfiga; io che gli dico di tacere.
il bicchiere di birra che si svuota nel frattempo.
il fischio finale e il cinque scambiato o il silenzio assoluto, quello dell’amarezza della sconfitta.
fuori, al freddo della notte si scambiano gli ultimi commenti e ci si da l’arrivederci al giorno dopo.

inutile dire che queste serate mi mancano, come è inutile dire spero di riviverle presto. quando si potrà ci sarò.

Sanpa

In circa cinque ore di documentario si cerca di ricostruire e contestualizzare la nascita, l’ascesa e la crisi della comunità progetto di muccioli. Ci vuole coraggio nell’affrontare una sfida simile certi che applausi e critiche abbonderanno in uguale misura.

Ogni puntata delle cinque affronta un momento preciso della vicenda appoggiandosi alle testimonianze di persone che all’epoca vissero in comunità e di personaggi coinvolti umanamente ed emozionalmente.

La serie è prodotta bene, con l’occhio rivolto al mercato estero; si basa su fatti e reperti storici originali; cosa bene alternarsi delle atmosfere di speranza con quelle tragiche.

È compito del telespettatore decidere come schierarsi e c’è libertà secondo me di rimanere nel mezzo: questa è una storia così grande che non bisogna stupirsi se la morte verità si contraddicono a vicenda

Da vedere e da riflettere

le persone mature

“siamo in una fase della nostra vita in cui il pettine incontra alcuni nodi che non si possono sbrogliare e bisogna lasciarli indietro”

queste sono state le parole che ho pronunciato ieri mentre chiacchieravo via chat vocale con la mia amica farmacista che sta uscendo da un periodo tribolato.

siamo arrivati ad una età in cui non è obbligatorio preoccuparci delle reazioni delle persone di fronte ad una nostra risposta negativa o rifiuto. una volta che la nostra scelta è stata esposta, e non giustificata, in modo civile ed educato non c’è nulla da aggiungere.

ad essere precisi, questo non vuole essere un discorso di autoassoluzione, ma un fare il punto della situazione e confrontarlo con la diffusa superficialità di giudizio altrui.

la farmacista mi ha mandato un video di balasso, il comico, che declama una poesia che riporto in calce

Il tempo prezioso delle persone mature (Mário de Andrade)
«Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.Non tollero i manipolatori e gli opportunisti.
Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso.Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…Senza troppe caramelle nella confezione…Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…»

in sintesi: non scassatemi la minchia

credo in me

direi che fare il consuntivo di quest’anno sia semplice: come un castello di carte che cade tutte le volte che provi a farlo. se le previsioni per il prossimo anno sono realistiche, ci attendono altri 12 mesi di attenzioni e restrizioni. per tutti coloro che pensavano di aver visto la luce al fondo del tunnel ditegli che era una solo una via di fuga che era chiusa male e che il tunnel continua.

come scrive oggi kikkakonekka https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2020/12/31/il-mio-2020-il-blog/ il blog e tutto il mondo virtuale ha rappresentato una terra comune su cui esprimere i propri pensieri, le proprie speranze e le proprie delusioni. c’è chi lo ha fatto con testa e chi con la pancia. non considero validi i miliardi di post sui vari social generati da menti faziose e non pensanti.

per cui, qui siamo e qui dobbiamo stare: nel mezzo di una epidemia che ci ha cambiato e che non ha finito il suo compito.
l’effetto maggiore su me stesso è l’aver cambiato di brutto la gestione del mio tempo e del rapporto con le prsone. ho fatto come le barche che girano attorno alla boa durante le regate di coppa america: su la vela e via alla ricerca del vento giusto.
dopo anni passati alla ricerca inesausta di una qualsiasi forma di attenzione grazie allo schiaffone ricevuto tre anni fa e alla conseguente ricostruzione di me stesso, l’isolamento e la necessità di contare su me stesso hanno fatto da collante e messo assieme i pezzi che avevo recuperato del mio vecchio io.

voglio bene a chi mi vuole bene.