pfireizzato

Oggi, pochi minuti dopo mezzogiorno, ho fatto la prima dose del vaccino. La seconda è prevista per il 22 di giugno. Per luglio sarò a posto e più tranquillo, anche in prospettiva vacanze in montagna.

Quando arrivo noto che la coda è lunga e sono contento di aver anticipato la partenza da casa, lasciando la metà la call di lavoro con i francesi. Che si fottano.

Compilo il modulo che un’addetta mi porge mentre sono in fila e attendo il mio turno. Il tempo è bello: il sole si fa sentire e se avessi saputo che avrebbe fatto tutto questo caldo sarei uscito in maniche corte. 

Sotto il gazebo riservato alle persone che vogliono compilare il modulo di vaccinazione da seduti si sta meglio. 

Una voce gracchiante mi fa voltare la testa: è quella di un volontario che parta attraverso un megafono giocattolo, invitando le persone in coda ad avere pazienza e rispettare le distaze. Si scusa: “oggi siamo un po’ lenti”. Non riesco a resistere a non fare una battuta, e gli dico:” polenti come polenta e osei?” Mi sorride e prosegue lungo la fila brandendo il megafono come…

Entro nella struttura e mi danno un numerino come alle poste. Mi accomodo nella sala d’aspetto e mi siedo in disparte. Su di un lato della sala hanno installato il tabellone della coda e ad ogni numero che viene chiamato una persona si alza e si dirige allo slot indicato.

Pochi parlano e molti hanno lo sguardo all’insù, ad aspettare che il proprio numero venga chiamato. Nell’attesa proseguo nella lettura dell’antologia di racconti di philip k. Dick che parla di futuro, di macchine ribelli e di alieni cattivi, tanto per cambiare.

Il mio numero viene annunciato e con calma mi alzo. La calma non è per darsi un tono ma per evitare che la testa si metta a girare. Sarebbe una bella sfiga se svenissi nel mezzo di un centro vaccinale. Portato via in barella con i paramedici che proiettano i fasci delle loro penne luminose nelle mie pupille…

Il resto è presto detto: consegno il foglio compilato, scopro il braccio sinistro, puntura, mi rivesto e ritiro il foglio con la prenotazione della seconda dose. Ma c’è una sorpresa; anzi un regalo. In un secondo foglio sono elencate tutte le vaccinazioni che ho fatto d bambino, negli anni 60: antitetanica; antipolio; antifdifterite. Un elenco che abbraccia i miei primi anni di vita che custodirò con molta attenzione

Come se non ci fosse un domani

Quando è stata l’ultima volta che sono andato a vedere una mostra? Di sicuro non di quest’anno. Credo di essere andato alla GAM, ma lo dico con molta insicurezza.

Fa niente.

Oggi sono andato da CameraTo, un piccolo gioiello annidato in via delle rosine, in pieno centro di torino. Quello che da sul po e non dal lato del quadrilatero.

Questo museo è specializzato in mostre di fotografie ed è attivo dal 2015. Se posso cerco di non perdere nessuna delle mostre che vengono allestite, pur non essendo la fotografia l’arte che mi attira di più.

Oggi ho scoperto due fotografi che non conoscevo:

Lisette Model

Horst P. Horst

Sull’organizzazione nulla da dire: avevo prenotato l’orario di accesso e ricevuto la corrispondente mail. Fosse sempre così…

Avevo voglia di pedalare e mi sono mosso in bicicletta e sulla via del ritorno verso casa ho dovuto fare attenzione al traffico che intasava via giolitti: tutti in cerca spasmodica di un parcheggio. Mi sento strombazzare da dietro e appena posso mi metto di lato. Affianco lo strombazatore e gli ho suggerito, con le dovute maniere, di suonare a sua sorella.

La lotta contro il virus non è finita, eppure non vuole entrarci in testa. Proprio come se non ci fosse un domani

Come se non ci fosse un domani

Aggiornamento lungo la via della guarigione

Stamattina mi hanno chiamato dall’ospedale per fare il punto della situazione.

Mio papà ha subito una lieve ischemia cerebrale del lato destro che è in via di recupero. Rispetto a domenica sera la situazione è migliorata sia a livello mentale che fisico.

Sono in programma tutti i controlli del caso inclusa la carotide che si è parzialmente ostruita. Lo rivolteranno come un calzino.

Oggi in pausa pranzo ho accompagnato mia mamma per portargli il pigiama e il cellulare. Tempo di arrivare a casa e si è fatto sentire. Posso dire che ho capito quasi tutto di ciò che ha detto e tenendo conto che non sono passate 48 ore va benissimo.

Mia mamma come da copione si lascia prendere dall’ansia ed è compito mio intuirne i voli di pensiero ricordandole che è meglio fare poco alla volta e giorno per giorno. 

Ci attendono giorni di attesa attiva e di organizzazione del quotidiano.

Poi, una volta dimesso, si vedrà.

l’attesa

E’ da un po’ di tempo che provo questa sensazione di tragedia imminente quando penso a mio padre o quando lo vedo andare a casa dopo che è passato a salutarmi.

Non l’ho detto a nessuno e l’ho tenuto per me. Ma ciò che doveva accadere è accaduto.

Ieri sera dopo cena, senza nessun preavviso, mio papà ha avuto un malore ed è svenuto in casa. Mia mamma mi ha chiamato e sono corso a casa dei miei.

Quando l’ho visto a terra, rantolante e freddo ho pensato che era arrivato al capolinea.

Chiamo il 118 per fare arrivare un’ambulanza e nel frattempo mi suggeriscono di tenergli la testa sollevata mettendogli una mano dietro la nuca. La manovra ha abuto effetto e ha ripreso coscienza, per modo di dire. Il suo sguardo era vuoto e cercava di parlare, inutilmente.

Gli infermieri sono arrivati in fretta e lo hanno caricato sull’ambulanza. Mentre l’ho visto portare via mi sono chiesto se sarebbe stata l’ultima volta che lo vedevo. Ma in cuor mio speravo di no.

Con mia mamma siamo andati al pronto soccorso in attesa di notizie. Con l’avvento del covid l’accesso ai parenti è vietato per cui devi aspettare fuori sperando che qualcuno esca dal reparto e si ricordi di dare qualche informazione.

Mi chiamano al telefono e mi confermano il suo ricovero: Abbiamo fatto la TAC e la stanno esaminando. Potete andare a casa.

Incomincia l’attesa di informazioni, che arriveranno oggi pomeriggio dal neurologo.poteva andare peggio ma ci saranno dei danni collaterali al braccio sinistro che è debole.

Aspettare non è facile e la notte insonne non ha aiutato.

Domani mio papà sarà trasferito in reparto, cercheranno di risolvere il problema alla carotide incriminata e dopodichè inizierà la degenza e il recupero.

Ora che ho lo scenario più chiaro mi sento sollevato.

Ma stamattina e oggi pomeriggio sono stati tosti.

sabato di relax

Finalmente sono potuto andare su in montagna a fare un giro di controllo. 

Quando sono arrivato il sole era velato dalle nuvole e il vento si faceva sentire sul viso.

In casa il termometro segnava 14 gradi giusti giusti. 

Ma questo non mi ha scoraggiato di passare qualche ora a rilassarmi e a contemplare il panorama. Le montagne più alte sono ancora innevate in contrasto con la vallata che è tutta di un verde che tende al blu.

Per pranzo mi sono portato della pizza comprata dalla panettiera sotto casa. L’aria di montagna ha fatto il suo dovere e mi sembrava di mangiare una pizza più buona del solito.

La pennichella del dopo pranzo è irrinunciabile, specialmente sotto il piacevole peso di due coperte di lana e con il berretto n testa. Un’oretta di sonno senza cambiare la posizione sul fianco sinistro.

Al risveglio guardo l’ora e decido di rientrare. 

Prima, però, un caffè al bar dove sostano i motociclisti di passaggio. E si sa che dove si fermano loro e i camionisti si mangia e si beve bene.

Il cuore è leggero e così la mente, libera da pensieri e litanie. L’effetto terapeutico è garantito quando vado su.

Anzi, per non interrompere lo stato di beatitudine scelgo di tornare a casa lungo la statale e non l’autostrada. È vero che allungo chilometraggio e minutaggio, ma il piacere della guida e del panorama si sposano alla musica che metto in sottofondo.

Torino non è lontana, a un’ora e mezza e nel mentre penso al passato e al futuro. Al presente non do attenzione perchè mentre sto guidando non esiste.

Potrebbe esserci una bella novità a fine mese: un Torino2bike accompagnando la ciclosportiva dei non vedenti nostri amici che ci hanno chiesto di fare un giro simile a quello fatto tre anni fa. Allora noi eravamo di corsa e loro in tandem; questa volta tutti in bici e via lungo le piste ciclabili di Torino a parlare di arte moderna, di liberty e di storia della città.

Forse non hanno avuto tutti i torti

Da quando la brexit è diventata una realtà ho notato che il sistema regno unito ha retto bene e, anzi, ha fatto meglio del previsto. Ad esempio la campagna vaccinale, che è stata veloce ed efficace, forse anche grazie ad accordi privati e non più europei. Un altro obiettivo raggiunto, seppur meno importante ma pur sempre di impatto, la champions league sarà disputata tra due squadre inglesi. Le squadre europee blasonate sono state messe tutte alla porta; c’è da dire che i due allenatori finalisti sono spagnolo e tedesco.

La brexit è un caso politico /sociale che sarà studiato per decenni come esempio della imprevedibilità del comportamento delle masse. Nata sull’onda di un movimento di protesta ed independista, la si è ritenuta un fenomeno che si sarebbe sgonfiato al famoso referendum. E invece, ecco che è toccato portarla avanti e iniziare una serie infinita di accordi, aggiustamenti e contrattazioni con gli stati europei, ex compagni di merenda.

Non sono all’altezza per giudicare la brexit ma mi piace accostare la sua nascita alla famosa frase che Fassino rivolse a Grillo: “Se vuole fondare un partito lo faccia, vediamo quanti voti prende”

resto in attesa

Ieri mattina mi sono collegato al sito per l’adesione alla vaccinazione e mi sono iscritto. Ora aspetto che arrivi l’sms con la data dell’appuntamento. Ci vorrà un po’ perchè la mia decade è numerosa e anche se le vaccinazioni procedono a ritmo spedito i tempi saranno lunghi. Allo stesso tempo la mia azienda si è data disponibile a somministrare il vaccino ai propri dipendenti, e forse famiglie. Per sicurezza ho aderito anche a questa iniziativa.

Insomma, chi prima arriva prima vaccina.

E’ iniziato il pressing sui giorni di ferie annuali e residui. Già a giugno ci saranno delle chiusure aziendali legate ai ponti del 2 e del 24 (san giovanni). E chi siamo noi per protestare? 

Di fare progetti per ora non me la sento. Se in quei giorni di ferie saremo gialli bene, altrimenti mi godrò la pace del distacco del lavoro.

Orecchie dritte e massima attenzione: il pericolo non è scampato e ci vuole poco a rimanere fregati.

anticipare la (ri)partenza

L’appuntamento per la seconda dose del vaccino per mia mamma è alle undici e mezza presso l’hub di via artom.

Arriviamo sul posto che sono le undici: partiamo in anticipo che non si sa mai…

Il solito eccesso di prudenza da parte sua.

Questa volta ha avuto ragione, perché tempo di parcheggiare e siamo entrati nella struttura. Una inserviente ci ha accolti e portati agli slot di vaccinazione.

“Siete liberi?” chiede ai medici.

La risposta è affermativa e cinque minuti dopo siamo seduti nella sala di attesa del quarto d’ora prima di uscire. L’atmosfera è tranquilla: c’è chi legge il giornale, chi chiacchiera a voce bassa e chi semplicemente fissa l’orologio in attesa che i quindici minuti passino.

Tra andare e tornare da casa mia c’è voluta un’ora scarsa, e ho parcheggiato vicino e lontano dal cantiere che riapriranno lunedì mattina.

Tutto bene, dunque, e meglio di così non poteva andare.

La mattinata se ne è andata così e oggi pomeriggio sarà dedicato alle due finali di champions league di pallavolo dove abbiamo due squadre italiane, maschile e femminile, in finale.

Buon primo maggio.