ciao

mia mamma ha da tempo preso l’abitudine di chiamarmi al telefono ogni due giorni. dato che lo so, nei giorni della telefonata mi preparo e se mi dedico a qualcosa da fare tengo a portata di mano il telefono.

oggi, come da programma, mi chiama ed esordisce dicendomi che sergio è morto. la notizia non mi coglie di sorpresa perchè sapevo che era malato; non mi aspettavo che la malattia accelerasse così di brutto

se ne è andata una brava persona, di quelle che ti mettevano di buonumore sempre anche quando la neve era alta e non si poteva uscire dal garage.

con lui e con suo fratello ho giocato a calcio nel nostro giardino condominiale finchè non sono diventati grandi a sufficienza da lasciare il gruppo dei bambini come me.

un altro pezzo di passato si chiude mestamente lasciandomi tanti bei ricordi vissuti e l’immagine di un viso sorridente.

neanche la mail della ex che mi chiede i soldi per le due camicie che ha comprato a mio figlio mi turba. anzi, mi fa pensare: e gli alimenti che gli passo ogni mese se li spendono tutti? in cosa?

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quando manca la ciliegina

quando il weekend passa in fretta mi rimane dentro n certo senso di incompiuto, di eccessiva velocità dello scorrere del tempo.

se ci ripenso vedo che di cose ne ho fatte tante: sabato a milano e domenica in francia e val di susa.

eppure qualcosa manca. se dovessi fare un paragone culinario, sarebbe come aver mangiato un dolce e non sentirsi appagato

scherzi della mente, di sicuro

milano, fortunatamente non afosa. vado al mudec a vedere la mostra di lichtenstein per capire meglio questo artista fuori del coro. da tempo vorrei mettere in casa una sua riproduzione e l’occasione di una sua mostra non si può tralasciare.

niente male

moncenisio: oltre i 2000 metri a correre attorno al lago.

finirò la gara esausto e nervoso perchè avrei voluto fare meglio. a quell’altezza non hai margini e se il tuo fisico non ce la fa non puoi chiedrgli molto di più. tra sole e vento mi sono biscottato in viso e stamattina sento ancora la pelle pizzicare

il lago mi guarda

ingresso del centro storico di Susa

rientro a casa nel pomeriggio, esausto e con una gran sete. dopo la doccia ho fatto il meno possibile. al tramonto, con il sole dietro i tetti delle case sono uscito sul balcone e mi sono sdraiato a terra. il calore delle piastrelle risaliva lungo la mia schiena sciogliendo i muscolo mentre l’aria vespertina mi rinfrescava. per un attimo ho pensato: io resto qui.