Un noir (in breve)

by Lu – The Caustic Misanthrope & Myself

Seconda parte

Il lungo silenzio che seguì, venne interrotto da un roboante tuono e dall’uggiolio del cane randagio di poco prima. Era dietro di lei, seduto sulle zampe, il muso fradicio lievemente piegato. Quando Florence si voltò e lo vide, ebbe un piccolo sussulto, ma quando il cane abbaiò incitandola poi a seguirlo lei, dopo un’ultima raccapricciante occhiata a quella che pareva la propria tomba, si incamminò lesta dietro di lui.

Mentre il randagio si dirigeva verso una zona periferica del cimitero, a Florence venne in mente all’improvviso un nome: Colin.
Lo ripetè più volte fino a quando non lo pronunciò a voce alta.
Colin! disse, e il cane si femo e sodinzolando si voltò a guardarla

Florence si chinò sulle ginocchia ed il cane trotterellò verso di lei per farsi accarezzare. Ripeté più volte il nome del cane che scodinzolava sempre più festante. Ad un tratto Florence si alzò, disse un “vieni!” non propriamente deciso e prese a correre fin quando, accompagnata da una fine pioggia fredda, uscì dal cancello principale.

Varcato il cancello fermò la sua corsa e si voltò verso il cimitero. Aveva avvertito la presenza di qualcosa alle sue spalle. La pioggia era cessata e sotto i raggi della luna che si facevano strada tra le nuvole vide delle figure scure immobili che sembravano osservarla. come a volerla richiamare indietro
Un latrato di Colin la riscosse e Florence riprese la sua fuga allontandandosi dal cimitero.

un gatto, un toro, un pastis, un campanile e una fontana

stamattina un gatto è stato salvato dai vigili del fuoco dall’albero su cui era salito a caccia di scoiattoli
mi sono fermato a osservare un toro flemmatico
sono andato a controllare che il pastis non avesse chiuso
tornando indietro mi sno ripromesso di salire in cima al campanile
ed eccomi nei giardini reali ad ammirare la fontana dei tritoni appena restaurata

come diventare tiranni

Catalogo Netflix diviso per generi: Documentari politici | Netflix

quando una serie di documentari unisce storia, conoscenza e leggerezza di esposizione.

il formato è semplice: si illustra un fantomatico manuale su come diventare un dittatore diviso in sei capitoli, quante sono le puntate della srie. ogni capitolo è dedicato ad un personaggio e alla sua parabola politica.

ogni puntata si basa su fatti ufficiali documentati da foto, video e animazioni, con il contributo di professori ed esperti chiamati a fornire il loro commento, spesso sarcastico.

da vedere per ricordarsi ciò che abbiamo studiato sui banchi di scuola e per ricordarsi quanto la democrazia moderna sia fragile

Un noir (in breve)

by Lu – The Caustic Misanthrope & Myself

Cimitero — Lantern | Last.fm

Il noir inizia con un gruppo di persone misteriose che si radunano attorno ad una tomba mentre il temporale infuria

Solo uno parla, in un idioma alquanto strano, ma tutti hanno in piccola spilla appena visibile sotto il risvolto delle cerate…

Il capogruppo estrae da sotto la cerata una lama ricurva e la solleva verso il cielo pronunciando sottovoce una litania. Un fulmine illumina la lama che proietta l’ombra tremolante sulla tomba

La ragazza, fradicia, emette un lieve singulto fortunatamente mascherato dal giungere di un cane, un meticcio bagnato quanto lei che annusa e curiosa un po’ ovunque. La ragazza si ritrae, il gruppo osserva un istante il cane che passa e poi torna al rituale.

A turno gli uomini attorno alla tomba afferrano la lama e si incidono il palmo di una mano. Le gocce di sangue cadono sulla pietra tombale unendosi alla pioggia. Quando la lama ritorna al capogruppo questo la nasconde sotto la cerata e si allontana seguito dai suoi compari

Dopo un lungo istante di immobilità, la ragazza si muove lentamente, guardinga, verso la tomba. La pioggia è incessante, fredda. Un lampo squarcia il buio, illuminando la lapide su cui in un biancastro flash appaiono un nome ed una foto. Sono i suoi.

Titoli di coda e applausi

E il corto vince qualche premio…

andare a zonzo

stamattina ero da solo per il giro in bicicletta e ho lasciato che fosse l’istinto a guidarmi.

sono andato verso il pinerolese.

caffè ptrso al bar vizio di airasca

titorno per la ciclabile che porta a moretta e deviazione a sinistra passando per vigone e cercenasco.

tre ore di esercizio fisico e relax mentale.

l’aria che che risuona nelle orecchie fa da mantra mentre il respiro che va a ritmo della pedalata diventa la tua colonna sonora

tra una urgenza e l’altra

tutto è comincatoto mercoledi verso le quattro di pomeriggio quando ho ricordato al mio cpo che sarei stato in ferie giovedi e venerdi, come da tabellone ferie.

gulp!

inzia la trattativa che si conclude con il giovedi lavorativo il venerdi di ferie.

ieri alle cinque meno un quarto è scattato il segnale di emergenza causa mail del cliente che sollecitava una offerta. alle cinque avevo finito e mandato via tutto al capo.

alle cinque e mezza ero in coda al supermercato e mi squilla il telefono: era lui, il capo, che mi chiedeva se lunedi alle otto e mezza ero disponibile e fare un lavoro con lui, che è un alvoro di merda eccetera….

stamattina quando mi sono svegliato ho sentito il rumore della pioggia è ho pensato che era tutto perfetto. dovevo fare un salto in montagna e un viaggio sotto la pioggia era qualcosa che non facevo da tempo. in più avrei viaggiato con il fresco.

in compagnia di david bowie che mi raccontava della sua china girl ho guidato in relax lungo l’autostrada che tagla in due la valle e con la mente libera da pensieri. riciola l’holasciata a casa a godersi le ore di tranquillità in mia assenza.

anche in montagna pioveva e per coerenza con il mio carattere sono sceso a torino appena finito con l’idea allettante di avere il pomeriggio a disposizione.

idea: e se andassi al museo egizio a vedere la nuova installazione?

detto e fatto.

dopo la pennica, breve ahimè a causa dei rumori che fanno al terzo piano, ho peso il pulman e sono andato in centro. un centro che di venerdi si riempie di turisti a passeggio.

davanti al museo mi fermo un attimo ad osservare la statua che domina l’ingresso e infine entro.

Trois

trois come terzo libro di valerie perrin

trois come il terzetto di amici protagonisti di questa lunga storia che parte dalla prima adolescenza per arrivare alla maturità della mezza età. attorno ai tre ragazzi ruotano diversi personaggi: genitori, amici, colleghi e amanti, in una sorta di grande giostra della vita.

in questo suo lavoro, la perrin pone il suo focus sul senso della nostra esistenza e sul rapporto che abbiamo con le altre persone durante la ricerca della nostra identità personale.

lo definerei un romanzo feuilleton moderno, con una vocenarrante centrale cui si innestano come rami i tanti capitoli del libro. la scrittura è scorrevole e i dialoghi li definerei “teatrali”. a tratti la perrin si dilunga e questo può appesantire la lettura: con una sinstesi maggiore il libro ne gioverebbe in leggerezza.

curiosità: nel libro sono citate molte canzoni pop degli anni 80, in maggioranza francesi. per chi volesse ascoltarle su spotify esiste una playlist dedicata. basta inserire nel campo di ricerca “valerie perrin”

trois

sto finendo l’ultimo libro pubblicato da valerie perrin: tre.

data la launghezza e la complessità della trama ho rispolverato il taccuino che usavo quando dovevo leggere e recensire i libri proposti durante gli incontri su zoom del circolo della lettura.

ho appuntato alcune idee che esprimerò quando farò la mia recensione audio, sempre sulla chat del circolo.

ci sono libri che leggi, ti piacciono e finisce tutto lì. ce ne sono altri con cui interagisci e ti fermi a riflettere sulle frasi che più ti colpiscono. tre è uno di questi.

in un libro di diego de silva avevo letto questa frase (più o meno): “nei libri capita che troviamo le risposte alle domande che ci stiamo facendo in quel momento”.

quando questo accade significa che quel libro può entrare di diritto nel nostro mondo interiore

un caffè al giorno

sempre in riferimento alla macchinetta del caffè aziendale, nel dorato mondo dello smartworking uno dei vantaggi è quello di scendere in strada e andare a prendersi un caffè al bar e fare quattro chiaccchiere.

non scendo tutte le mattine: a volte non ne ho voglia e a volte il lavoro urge e preferisco non staccarmi dal computer. in questo ultimo caso non lo faccio per stacanovismo ma per non dover provare quella sensazione di scazzo che mi prende quando riprendo dopo la pausa pranzo.

per farmi contento stamattina sono sceso due volte: una per il caffè e una per la pizza. da quando ha riaperto la panetteria sotto casa ogni tanto mi compre due fette di pizza che mangio a pranzo. sempre che ci arrivino al pranzo.

sono pochi minuti di pausa che rubo all’orario ma bastano a farmi staccare la mente dal lavoro. si, sempre lui con le sue urgenze e rifacimenti.

una scena triste

stamattina mentre spazzavo il balcone ho visto la fruttivendola da cui mi servo e suo marito fermarsi di colpo e chinarsi sul loro cane che era stramazzato a terra all’improvviso. lì nei pressi c’era uno spazzino che si è avvicinato per dare una mano.

era chiaro che il povero cane aveva avuto un malore e non era in grado di reggersi sulle zampe. il suo padrone lo ha preso in braccio e con sua moglie in lacrime si sono diretti verso il negozio, che si trova nella mia via appena dopo il semaforo.

posso augurare ogni bene a quella bestiola, ma credo che sia arrivata al momento del saluto dai suoi padroni.

questa scena mi ha colpito per il modo improvviso con cui è avvenuto il tutto. porti il cane al guinzaglio e un attimo dopo te lo ritrovi a terra, come se fosse stato fulminato. non oso pensare al dispiacere della padrona, con cui scambio sempre due chiacchiere quando passo in negozio da lei.

anni fa un tipo che conoscevo mi disse che non dobbiamo umanizzare gli animali e trattarli come tali. una visione cinica, anche se pragmatica, del rapporto che ci lega ai nostri animali domestici. ma quando vuoi bene ad un animale entrano in gioco i fattori legati al sentimento, all’interscambio di sensazioni, alla complicità.

passerei ore a vedere briciola mentre si lava il pelo o mentre dorme rannicchiata ai miei piedi. privarmi di tutto ciò non ha senso.